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Il comune di Luni appartiene a: Regione Liguria - Provincia di La Spezia

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Personaggi <span class="d-none d-sm-inline">illustri</span>

La storia del nostro comune può essere ripercorsa anche seguendo le maggiori figure che ne hanno animato la storia.

Ricordiamo per primo, seguendo un ordine cronologico, lo scrittore latino Aulio Persio Flacco, nato nell'anno 34 d.C. a Terguglia, presso Luni, da Fulvia Lisenia e da Persio Flacco; compiuti gli studi a Roma fu autore di Saturae, nelle quali celebrò la città di Luni (libro quinto).

Luni diede i natali anche al Papa Eutichiano (275 - 283) ed a diversi vescovi - conti; fra questi citiamo San Basilio, al quale venne dedicata la pieve di Sarzana che poi divenne cattedrale col nome di S.Maria; inoltre i vescovi S.Venanzio, S.Ceccardo e l'eremita S.Venerio.

Fra gli antenati del personaggio più celebre di questi luoghi, il poeta Ceccardo, è da menzionare un certo Pietro Angelo Ceccardi, scrittore umanista sepolto ad Ortonovo, ma ben poco ricordato.

Tra gli scrittori ed uomini insigni dell'antica e moderna Lunigiana, il Gerini cita don Giò Antonio Franciosi, valente letterato ed autore di opere teologiche, benemerito anche per aver dato grande impulso al completamento dei lavori di ripristino della chiesa parrocchiale, ultimata nel 1604.

Tra i benemeriti del paese, un plauso spetta anche al cittadino Antonio Andreoli, amantissimo della sua comunità, alla quale, verso la metà del Seicento, destinò un censo di 4500 scudi, con la condizione, però, che alla sua morte la comunità fosse tenuta a pagare un maestro che avrebbe dovuto istruire gratuitamente tutti i figlioli di Ortonovo e della Villa di Casano; in particolare il mestro prescelto avrebbe dovuto dedicarsi all'insegnamento di grammatica, umanità, retorica e logica, oltre che, naturalmente, a leggere e a scrivere; in realtà, la maggior parte dei capitali donati dall'Anreoli, conservati presso il Banco di S.Giorgio, andarono perduti col fallimento della banca, senza colpa del Comune, al quale era rimasta solo la casa destinata alla scuola; l'istituzione della prima scuola di Ortonovo, comunque, si deve all'Andreoli e l'importanza di ciò si può facilmente capire considerando che, nell'Ottocento, il Maire di Ortonovo, ovvero sia il sindaco, precisava: "In una comunità di persone quasi tutte addette alla coltivazione e all'agricoltura, non è cosa conveniente il far disperdere ai giovani quasi tutta la giornata nella scuola, il vantaggio della quale non è giusto che distrugga quello che ne viene dal travaglio."; sottrarre i giovani al lavoro dei campi, dunque, non doveva essere stata impresa facile e questo comunque, non li esonerava dalla fatica di guadagnarsi il pane quotidiano!

Dicevamo del più famoso personaggio legato a queste terre: è il poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, nato a Genova nel 1871, da antica famiglia genovese; in queste nostre terre egli visse fino alla giovinezza e molti aspetti di essa sono riflessi nella sua prima raccolta, il "Libro dei frammenti" (1895); poeta libero, intimista, precursore dell'Impressionismo e del Simbolismo, Montale lo definirà addirittura "padre dei cantori della terra ligure"; n´ il matrimonio (1901), né l'assoluta devozione alla poesia diedero ordine alla sua vita, tanto che amò chiamarsi il Viandante; collaborò a diversi giornali, soprattutto genovesi, e fu tra i primissimi ad essere accolto nell'aristocratica Riviera Ligure di Mario Novaro.

Nel 1909 rese un grande omaggio alla sua terra, pubblicando una raccolta di tredici sonetti che intitolò "Apua Mater", nel quale riuscì a darci il ritratto sintetico di un paesaggio storico e umano; Ceccardo morì a Genova nel 1919. Contemporaneo del poeta è un altro peronaggio degno di memoria, il maestro di musica don Ferdinando Maberini, nato a Ortonovo nel 1856, dove volle morire nel 1956; maestro della cappella della cattedrale di Sarzana, egli lasciò oltre settanta composizioni di musica Sacra e corale; dal 1913 al 1923, fu cappellano ed organista della chiesa di Nicola.

La tradizione musicale ortonovese vanta un secondo nome, oltre a quello di Maberini: si tratta di Pasquale Izzo, nato a Taranto nel 1908 ma vissuto per quasi tutta la vita tra le province di Massa e La Spezia, fino ad approdare definitivamente a Ortonovo alla fine degli anni '70. Compositore e didatta instancabile, è autore di un folto catalogo di musica da camera, opere liriche, composizioni sacre e canzoni leggere, soltanto in piccola parte pubblicate o eseguite in pubblico - ricordiamo, tra l'altro, le cantate "La crucifissione" e "La samaritana", eseguite con successo proprio nel territorio comunale nei primi anni '80. Il suo stile, lontano dalle avanguardie novecentesche, risente fortemente dell'influenza verista (suo maestro di composizione fu Luigi Ferrari-Trecate, allievo di Mascagni), e del linguaggio sinfonico degli epigoni della "Giovane scuola", Alfano, Zandonai, Respighi, Pizzetti.
Negli anni '50 si dedica intensamente alla musica leggera, tanto da fondare e gestire, assieme alla moglie Elda Giudici, la casa editrice Elios, con l'intento di diffondere le musiche proprie e di altri autori spezzini, tra i quali il celebre Eugenio Giovando.
Nel 1981, ormai abitante ortonovese, fonda la Scuola di Musica comunale, che dirige fino al 1988; coadiuvato dalla moglie, fedele compagna nella vita e nel lavoro, Izzo riesce in pochi anni a far crescere la Scuola per importanza e numero di iscritti (oltre 80 nel 1986), dando avvio a una serie di attività collaterali all'insegnamento, quali concerti, ascolti guidati e seminari di interpretazione musicale, che richiamano ad Ortonovo musicisti da tutta Italia. Pasquale Izzo muore a Luni Mare il 24 giugno 1990.
Per mantenere viva la memoria della figura di Pasquale Izzo, il Comune di Ortonovo si è fatto promotore, negli ultimi anni, di alcune iniziative pubbliche, tra cui la costituzione del fondo delle opere del Maestro, conservate nella Civica Biblioteca.

Dal punto di vista sociale e politico è da ricordare l'avvocato Antonio Bianchi, che nella sua qualità di sindaco del Comune, molto si battè per la riapertura dei processi contro gli anarchici di Ortonovo, sbrigativamente condannati dal tribunale di guerra nel 1894. L'avvocato Bianchi era figlio di Bartolomeo Bianchi, esponente di una delle famiglie più in vista del paese, e di Angela Taddei, discendente da una nobile famiglia di S.Stefano Magra. Nelle suppliche rivolte a S.M. Umberto I, l'amministrazione comunale guidata dal Bianchi cercò di ridimensionatre il ruolo avuto dagli Ortonovesi nella rivolta degli anarchici di Carrara, definedoli più illusi che malvagi; in realtà la banda, formata da uno sparuto gruppo di uomini di Ortonovo, si era fermata lungo la strada, presso villa Lazzoni, circa un chilometro prima di Avenza; là, avevano udito degli spari ed erano stati avvertiti del fallimento dell'insurrezione, perciò avevano fatto ritorno alle loro case, senza aver partecipato ad alcuna azione di rivolta.

Un altro famoso cittadino Ortonovese fu il canonico Bernardino Raganti, rettore e professore di matematica nel seminario vescovile di Sarzana, profondo conoscitore della materia, ricordato anche da una lapide esposta nel seminario.
Altra nobile figura è quella del valente medico dottor Luigi Piola (1873 - 1942); egli fu amico del compaesano Ceccardo, col quale collaborò al foglio repubblicano carrarese "lo Svegliarino"; fu inoltre uno dei più amati sindaci della città di Spezia (1915 - 1017) e , successivamente, ultimo sindaco socialista del nostro comune prima del periodo fascista, che vide le nostre terre protagoniste di molti fatti di sangue. Il dottor Piola, durante il ventennio fascista, pur essendo vittima di intimidazioni di ogni sorta, non cessò mai di esercitare la sua professione, guadagnandosi l'affetto della gente semplice, ma anche il rispetto da parte degli avversari politici; quando morì, il suo feretro venne scortato da otto motococlisti inviati dal comune di Spezia e nessun fascista osò contestare questa decisione.

Particolare menzione spetta alla figura di Mino Bianchi il sindaco di fede socialista che guidò l'amministrazione comunale per oltre un ventennio quando, trascorso il periodo cruciale del dopoguerra, il territorio di Ortonovo fu pervaso da profonde trasformazioni socio - economiche. L'incrollabile, onestà, la scrupolosità e lo spirito democratico che informarono tutta la sua attività politica, gli valsero la stima profonda della popolazione; la sua scomparsa, avvenuta il 9 novembre 1979, lasciò un profondo rimpianto tra i cittadini.
Da un punto di vista artistico è doveroso ricordare lo scultore Giuseppe Gianoli, la cui lunga vita è stata interamente protesa ad esaltare l'ideale di libertà. Nato ad Ortonovo nel 1899, fu avviato giovanissimo al duro lavoro dello scalpellino e acquisì ben presto una grande abilità nel lavorare il marmo, ma dovette interrompere il lavoro per la chiamata al fronte durante la prima guerra mondiale. In seguito, il clima intimidatorio del fascismo imperante convinse uno spirito libertario come il Gianoli a lasciare l'amata sua terra per rifugiarsi in Francia, dove collaborò con i migliori scultori del tempo ; dopo la caduta del fascismo fece ritorno ad Ortonovo dove continuò la sua attività artistica. Alcune sue opere sono esposte nella sala consiliare del Comune.